Storie in pellicola / “La Petite Folie”, quando gli artisti sono resistenza
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Parigi occupata, 1943. Compagni di vita bohémienne clandestina si (ri)uniscono per sfidare l’oppressione del nuovo ordine mondiale. “La Petite Folie”, un cortometraggio di Massimo Zannoni mostra le sfaccettature della resistenza
Continuiamo con i cortometraggi europei che saranno presentati allo European Projects Festival di Ferrara nell’ambito della rassegna selezionati dal Ferrara Film Corto Festival (FFCF), dal 4 al 6 aprile. Oggi è il turno di “La Petite Folie”, di Massimo Zannoni, che verrà proiettato sabato 6 aprile alle 18h30 alla sala Ex Refettorio del Chiostro di San Paolo. Il corto, premio speciale della giuria giovani al FFCF 2022, è una vera e propria “piccola follia”, un dramma in bianco e nero, in costume, della durata di dodici minuti, diretto da Massimo Zannoni, suo primo film da regista dopo lavori in produzione e studi in Storia dell’Arte in Italia e a Londra.
Un vero atto di resistenza agli oppressori, una ribellione di artisti nella Parigi del 1943 occupata dai nazisti: la resistenza, qui, significa celebrare gli stessi stili di vita che i nazisti hanno condannato. Le diverse e mille sfumature della sfida e dell’eroismo.
Una donna elegante ed affascinante, Sandrine (Tarryn Meaker), conduce il pubblico in un club underground della Ville Lumière. L’atmosfera è subito intrigante, l’arena setting perfetta. I colori che mancano ci portano subito al passato, mentre nel club l’allegria, che può apparire a tratti forzata, è mista a crescente preoccupazione repressa. Da un momento all’altro potrebbe cambiare qualcosa, se non tutto. La suspense regna fra le note, le ballerine, l’alcol e il fumo. La paura aleggia nell’aria, la gente va avanti, comunque.
La scena è divisa tra Sandrine e Edmond (Adrian Klein), un uomo a sé, allegro, amareggiato e provocatorio. Sullo sfondo la festa prende ritmo e ogni tanto s’incrociano altri personaggi, seguiti da un fotografo e dalla sua arcaica macchina fotografica.
L’atmosfera ricorda quella degli Anni Venti, c’è un affascinante barista, Vittorio (Karsten Clemens), che assomiglia a Clarke Gable. Una stanza interna, piena di gente e claustrofobica, Sandrine inizia a cantare: le piccole dimensioni della stanza diventano simbolo di potere soffocato, pronto a esplodere. I nazisti arrivano, trovando un disegno beffardo di Hitler a forma di fallo, pronto ad accoglierli. Welcome!
Flash della macchina fotografica, cala il sipario, e il pubblico …

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Simonetta Sandri
PAESE REALE
di Piermaria Romani
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
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