Trump e i BRICS verso il Novus Ordo: e l’Europa resta fuori
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Trump e i BRICS verso il Novus Ordo: e l’Europa resta fuori
L’avvio dei negoziati sull’Ucraina tra Stati Uniti e Russia (da soli, senza Europa e Ucraina) e le dichiarazioni di Trump e dei suoi collaboratori hanno gettato nel panico tutta l’élite europea che si è trovata di colpo del tutto spiazzata da un “principe” protettore che la esclude; e si ritrova così nuda, un mero mercato senza potere politico, auto illusa e dissanguata (ha speso più degli americani, 135 miliardi vs. 114) da una guerra che pensava di vincere contro la Russia.
Il nuovo segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che l’ordine mondiale uscito dalla 2^ guerra mondiale è “ormai obsoleto e dopo 80 anni di dopoguerra la convivenza internazionale merita una nuova architettura politica…il sistema democratico in cui viviamo è ormai un’arma contro di noi (gli USA)”.
Se consideriamo poi le principali dichiarazioni fatte da Trump su Canada, Groenlandia, Panama, Gaza, la stessa Ucraina (“tra anni potrebbe essere russa”) e del suo vice Vance alla conferenza di Monaco, e come Trump sta procedendo alla chiusura della guerra in Ucraina e a quella tra Israele ed Hamas a Gaza, appare chiaro che gli Stati Uniti intendono realizzare un grande cambiamento nel mondo da cui trarre nuovi vantaggi, a costo di dare spazio a Cina e Russia; cosa che non volevano assolutamente Biden e la stessa Europa che hanno coltivato per 25 anni una strategia neocon di allargamento ad est della Nato, convinti che ciò avrebbe portato, prima o poi, all’implosione della Russia. Questa strategia è stata imposta all’Europa, autoconvintasi che il prezzo che pagavano i paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo) per la rinascita di quelli dell’Est (Polonia, etc.) avrebbe nel lungo periodo pagato. La Polonia e gli altri ad est sono cresciuti in modo impressionante, se si pensa il reddito reale dei polacchi è cresciuto di 8 volte dal 1991 al 2023. E ciò spiega l’americanismo dei tutti i paesi dell’est che hanno sempre contrastato il dialogo tedesco-russo dell’epoca Merkel, riarmandosi in modo impressionante: dal 2000 al 2020 la Polonia passa da 5,7 miliardi a 27 (a valori costanti) e l’Ucraina da 1,7 a 7,4 miliardi (per memoria: l’ Italia non cresce ed è ferma a 33 miliardi). Ciò che colpisce è il “suicidio” della Germania, che sapeva che senza un dialogo commerciale con Russia e Cina avrebbe subito un danno enorme: la sua produzione manifatturiera è infatti crollata, dal 2019 al 2024, del 10,4% (al confronto: Italia -4,7%, Francia -4,8%).
Ora, la nuova amministrazione americana considera quel tipo di politica come un capitolo chiuso.
Fine del mondo bipolare
Finisce così anche l’idea di un mondo governato solo dagli USA dopo la dissoluzione dell’URSS. Troppo forti sono oggi i veri competitor: Cina, Russia e Brics. Anche la globalizzazione spinta finisce in soffitta in quanto ha portato profitti enormi alle fasce ricche del pianeta (e alle multinazionali americane) ma ha anche distrutto la manifattura americana, mandando alle stelle sia il deficit commerciale che il debito pubblico USA. Il deficit commerciale Usa è 980 miliardi di dollari nel 2024 (295 con Cina, 172 con Messico, 123 con Vietnam, 87 con Irlanda, 85 con Germania, 74 con Taiwan, 68 con Giappone, poi seguono altri 4 paesi e al 12° posto c’è Italia con 44 miliardi, fonte Bea).
Jeffrey Sachs, economista alla Columbia University, uno dei principali consiglieri economici del Papa, lo dice senza giri di parole: “Trump ha rotto con la tradizione neoconservatrice USA incentrata dagli anni ’90 sull’espansione ad est della Nato, che è la principale preoccupazione della Russia, e ciò consente un ripristino di normali relazioni tra USA e Russia…ed arrivare alla pace in Ucraina…L’Europa si è tagliata fuori da sola, rifiutando la diplomazia e schierandosi sulla linea neocon ha gettato al vento la storia delle relazioni diplomatiche tra Russia ed Europa…la quale dovrebbe riallacciare rapporti con Mosca”.
Il passato americano degli ultimi 40 anni è una sfilza di gravi errori (altro che “fine della storia”): invasione del Vietnam, dell’Iraq, bombardamento su Belgrado e Kosovo, intervento in Libia, cambio di regime in Libia e Ucraina, crescita gigantesca delle spese militari (+62% dal 2000 al 2023, fonte Sipri, da 543 a 880 miliardi a valori costanti), globalizzazione spinta dal 1999 che produrrà non solo la crisi finanziaria 2007-2008 ma l’esplosione del debito pubblico USA (121% sul Pil e +6,3% nel solo 2024) e l’attuale gigantesco deficit commerciale dovuto alla delocalizzazione di gran parte della manifattura americana che oggi importa merci prodotte da aziende americane delocalizzate in Cina, Vietnam, Messico, Irlanda, …
L’allargamento ad est della Nato in Europa, voluto dai neocon americani, dagli inglesi e da alcuni paesi europei (e purtroppo accolto dall’élite europea) si è infine tradotto in guerra aperta con la Russia, finita così nelle braccia della Cina, la quale si è, in questi ultimi anni, ulteriormente rafforzata (proprio per via della guerra in Ucraina) nelle aree dell’Asia centrale, come ha rivelato un documento russo pubblicato dal Financial Times intitolato “La perdita di posizioni in Asia centrale della Russia a favore della Cina”.
Nel frattempo la Cina ha costruito un formidabile e sempre più ampio fronte di opposizione mondiale (BRICS) agli Stati Uniti, che punta nel medio periodo ad erodere il potere del dollaro, reso più fragile
dall’enorme crescita del suo debito pubblico e dal più grande disavanzo commerciale al mondo.
Per non parlare della disgregazione interna della società americana, oggi divisa come non mai, con
lavoratori senza incrementi di salario reale negli ultimi 40 anni, un calo della speranza di vita – caso unico al mondo tra i paesi avanzati – e disuguaglianze spaventose “per cui nel 1980 un operaio guadagnava un sessantesimo del loro padrone e oggi 60mila volte meno” (Abhijit Banerjee, premio Nobel 2019 indo-americano).
Tutti questi fenomeni sono stati celati dalla narrazione della crescita del PIL americano, che ancora oggi molti analisti prendono come indicatore di sviluppo umano: invece si tratta di un vecchio arnese, inventato in tempo di guerra per calcolare la produzione e che dice pochissimo della realtà profonda di un paese. Lo hanno scoperto a loro spese gli ucraini, mandati al macello dai paesi europei più oltranzisti e dal Regno Unito (più ancora che dagli americani), che credevano di vincere una guerra contro la Russia, in quanto gli era stato raccontato che l’Occidente aveva un Pil trenta volte superiore e che la Russia aveva una debolissima economia.
Ora però, come afferma Xi Jinping, “l’Asia sta crescendo e l’Occidente sta calando” sia come forza
economica che sociale. Trump, da uomo d’affari, ne prende atto, decidendo di “governare il mondo” nel XXI secolo non più da solo (troppo costoso, troppi potenziali conflitti) ma trovando accordi con chi conta nel mondo sulla base di quelli che sono i principali parametri del potere:
-Sovranità
-Forza economica
-Forza militare
-Finanza
-Materie prime
che tradotto in nazioni significa:
Cina, Russia, Arabia Saudita, India.
L’Europa: un mero mercato
In questo elenco non c’è l’Europa, perché non è uno Stato sovrano ma un mero mercato, con meccanismi di potere e decisione interni farraginosi e autobloccanti.
L’obiettivo di Trump è trarre il massimo vantaggio per gli Stati Uniti dalla nuova situazione reale, giocando su più tavoli e in cambio della cessione anche di “sfere di influenza politica” ai competitor (Russia, Cina, Arabia). Per i vassalli senza potere (Europa, Canada,…) ci sono solo oneri.
Siamo lontani da un mondo ideale in cui c’è fratellanza senza potere, ma è anche vero che è sempre stato
così e non possiamo nasconderci come Occidente che abbiamo governato il mondo fino ad oggi (dal
1492) e che in ballo non c’è la “democrazia”, ma il nostro tenore di vita e quello degli altri, che lo
reclamano. Sul biglietto da un dollaro americano campeggia, onde evitare equivoci, la piramide del potere con l’occhio che tutto controlla e la scritta “Novus ordo seclorum”. Quell’ordo sta cambiando.
Con Trump, la Russia potrebbe avere un ruolo maggiore nell’euro-asia, la Cina nell’indo-pacifico, con incursioni americane nelle altre due aree. La Groenlandia potrebbe ricevere l’appoggio degli Usa in modo da svolgere un ruolo con Russia e Cina nella nuova rotta artica, che prevede 23 giorni anziché 44 (passando per il canale di Suez) per le merci cinesi dirette in Europa. A Panama Trump vuole togliere ai cinesi di Hutchinson Holdings il controllo dei porti ai due estremi del canale e garantire un transito gratuito alle navi Usa. Gaza potrebbe essere ristrutturata dai paesi arabi (dove l’Arabia Saudita cerca un porto) incaricando gli arabi di trovare una soluzione ai palestinesi, in cambio della pace con Israele. In Ucraina acquisire gran parte delle terre rare (come ha già proposto a Zelenskij il segretario del tesoro USA) lasciando oneri e cocci della ricostruzione agli europei.
In questo contesto chi ci perde sono i vassalli. In primis l’Europa, che in 25 anni non è riuscita a costruirsi come Stato sovrano (federale), gettando alle ortiche l’enorme ruolo che avrebbe potuto svolgere nel mondo se lo fosse diventata, anziché sprecare le proprie risorse nell’allargarsi verso Est (provocando la Russia) e diluendosi in un condominio a 27 dove basta un voto contrario per bloccare tutto.
Lucio Caracciolo, intervistato su Il Fatto, prevede un futuro infausto per l’Europa che verrà. “Per motivi che non riesco a spiegarmi, l’Ucraina si è affidata alle promesse europee e americane pensando di poter entrare nella NATO e conservare territori ingaggiando una guerra di lunga durata. Un’operazione di dissanguamento in vista di obiettivi che non si potevano raggiungere. Questo spiega la crisi dell’autorità politica di Zelensky, così come il rifiuto dei giovani ucraini di andare al fronte e la massiccia fuga verso l’estero di milioni di ucraini. Questo è il vero problema: non tanto il 20% di territori perduti, ma l’80% che è in condizioni disperate”. Che alternativa aveva Zelensky? “Firmare l’accordo dell’aprile 2022 sponsorizzato dalla Turchia che avrebbe dato condizioni nettamente migliori di quelle di oggi e risparmiato centinaia di migliaia di morti e feriti e milioni di rifugiati. Ma in quel frangente sono stati soprattutto gli inglesi e alcuni europei, più che gli USA, a spingere gli ucraini a combattere assicurando loro che si sarebbe potuto vincere”. A questo punto per la UE che strada si apre: quella della disgregazione o una sua rifondazione? “Non credo ad una rifondazione, l’Unione è una fondazione americana, conseguenza della decisione USA di restare in Europa dopo la 2^ guerra mondiale e di organizzarla militarmente tramite la Nato. Ma nel momento in cui ci lasciano noi torneremo a quello che siamo sempre stati, paesi in conflitto, sperando che questo non comporti una guerra tra noi, com’è sempre successo”.
Non c’è dubbio che sia quindi comprensibile lo stato di choc in cui si trova oggi l’élite europea, simile a 27 nani illusi di avere una Biancaneve che li proteggeva, e che si trovano di fronte a maga Circe che li
trasforma in porci (per fortuna dei compagni di Ulisse, non bevve il vino Euriloco che lo avvisò e li salvò. Ma per ora non si vede in Europa alcun Ulisse).
La prima reazione dell’élite che governa l’Europa è quella di un riarmo, escludendo le spese militari dal Patto di stabilità. Da un lato questa decisione mostra quanto sia aleatorio e fasullo il principio del “non fare debito”, perché se ci sono investimenti che non si autofinanziano sono proprio quelli militari; dall’altro, se l’idea era di liberarsi dalla tutela americana, i nuovi investimenti dovrebbero concentrarsi su progetti solo europei, anche per sfruttare i potenziali ritorni dello sviluppo tecnologico militare sulla produzione civile, mentre oggi il 73% delle armi è acquistato fuori UE (e il 63% negli USA) in quanto l’industria europea degli armamenti è poco sviluppata rispetto a quella statunitense e totalmente frammentata. E sarebbe l’ennesimo favore agli Stati Uniti.
Solo uno Stato Europeo Sovrano (federale) può organizzare una difesa comune, ma con questa Unione Europea il riarmo sarebbe inutile, costoso e inefficace.
Per l’Italia, il riarmo significa salire da 33 a 45-50 miliardi all’anno (cioè +12/15 miliardi) da sottrarre ulteriormente a scuola e sanità. Di fatto significa una trasformazione dell’Europa dal welfare al warfare, ma per fare la guerra a chi? Si continua con una logica mercantile di una Europa mero mercato. Nel caso poi di una guerra sarà curioso vedere quali giovani europei e di quali paesi saranno disposti ad andare al fronte e chi guiderà i droni (Starlink di Musk?). Se l’Europa seguirà questa strada non farà altro che accelerare la sua fine.
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Andrea Gandini
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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
PAESE REALE
di Piermaria Romani
Andrea, non una tua sola parola sul conflitto profondo tra sistemi totalitari e autocratici e democrazie europee con la loro complessità culturale (socialdemocrazia, popolarismo, liberaldemocrazia, ambientalismo, sinistra socialista). Non una. Da tempo continui a sollevare polveroni concettuali, ricolmi di numerosissime citazioni apparentemente colte, semplicemente per giustificare il tuo antieuropeismo, il tuo antioccidentalismo, la tua idiosincrasia verso le forme classiche della democrazia espressa da quel progetto magnifico, l’Unione Europea, che doveva evolversi semplicemente negli Stati Uniti d’Europa.
Sei profondamente putiniano, profondamente trumpiano, profondamente qualcosa che si ostina a stare contro una civiltà radicata nel nostro continente che, pur con i suoi limiti, ha diffuso libertà, giustizia sociale, pace, democrazia reale e uguaglianza.
Non a caso tutti i sistemi totalitari sono alleati e connessi contro l’Europa democratica: il nazionalismo panslavo del sanguinario regime russo, il falso comunismo cinese, la tragica parodia del comunismo nordcoreano, il fondamentalismo islamico dell’Iran, il nazifascismo delle destre occidentali ingrassate da Mosca, il paleocapitalismo totalitario del trumpismo americano. E tu fingi di accanirti contro la cultura democratica europea e le sue istituzioni, che avrebbero commesso valanghe di errori imperdonabili.
Hai la libertà di fingere. Non di raccontarcela. Meglio odiare a cuore aperto. Almeno non ci sarebbe ipocrisia.
Caro Egidio,
sono stato un fervente europeista e ho svolto numerose conferenze, scritti e partecipato a movimenti in tal senso agli albori dell’Europa, così come ho sempre apprezzato la buona America che va dal 1933 (Roosvelt new Deal) fino agli anni ’60 di Kennedy. Il capitalismo temperato da una vera democrazia e con forti contrappesi (sindacati, antitrust, welfare) è la società più avanzata di qualsiasi democratura o peggio dittatura. Io non credo però che il neo-liberismo occidentale nella versione degli ultimi 40 anni sia la soluzione ai disastri del nazismo e comunismo e tantomeno che si debba imporre al resto del mondo.
Quando cade il comunismo reale ( URSS 1991), gli Stati Uniti credono che sia possibile imporre il proprio sistema liberista (che diventa sempre meno democratico in quanto guidato dalla finanza e da grandi multinazionali, oltrechè dal dio denaro) al resto del mondo o col soft power (cambi di regime in cui sono maestri dal Cile di Pinochet nel 1989 all’Ucraina nel 2014) o con le guerre (Kosovo, Iraq, Libia, Afghanistan e Ucraina), nell’idea demenziale, di dominare/depredare tutto il mondo col proprio sistema di produzione e consumismo, ma dicendo che si “esporta la democrazia”. I russi, per esempio, l’hanno assaporata questa “democrazia” per 10 anni (dal 1991 al 2000) arrivando al 40% di povertà, in condizioni drammatiche con le maestre che vendevano giornali pornografici in metrò per sbarcare il lunario, cioé in condizioni peggiori di quando c’era il famigerato comunismo reale dell’URSS, ed è su questo che si regge il consenso del dittatore Putin (per Gallup al 75%). Chi siamo noi per fare la guerra ad una Russia dove la speranza di vita è cresciuta negli ultimi 20 anni di 6 anni (da 65 a 71), mente in USA è scesa di 2 anni? Per te (e molti altri) la Russia è un invasore. Per me i neocon (Biden incluso) hanno fatto di tutto affinchè questo accadesse, tanto poi la si sarebbe sconfitta…non è quello che dicevate? …mandando però al macello gli ucraini.
L’Europa e le sue democrazie hanno una grave responsabilità morale avendo seguito senza battere ciglio la politica imperialista degli Stati Uniti e mandando al macello milioni di giovani con le guerre, sempre con la scusa dell’esportazione della democrazia. E ancora oggi la parola d’ordine dell’élite europea è riarmo. Il resto del mondo è cambiato e, ora anche Trump, vuole un nuovo ordine in cui non prevalgano solo gli interessi occidentali, che poi significa mantenere un certo tenore di vita a spese degli altri popoli, compresa la nostra “democrazia”. Possiamo criticare chi non adotta la democrazia occidentale (Cina, Russia, Islam,…) ma non mi sento più di dire che noi siamo superiori come sistema sociale, in quanto “democrazie”. Il neoliberismo ha a tal punto minato e svuotato il sistema democratico e portato ad un livello penoso i nostri concittadini, che stiamo diventando società “zombi”, formalmente democratiche perchè ogni 5 anni si vota, ma rigorosamente dentro alcuni vincoli posti dalla finanza e da una élite globalista. E.Todd dice giustamente che stiamo raggiungendo il livello zero (da quello zombi) nel campo della religione, della comunità, della fratellanza, dei valori fondamentali su cui è avvenuta la stessa civilizzazione. In tal senso credo che abbiamo poco da insegnare ai russi, agli africani o agli asiatici come sistema sociale. In ogni caso non mi sembra una buona idea avventurarsi in guerre con questi, anche se sono democrature o dittature, in nome della nostra democrazia. Io sto qui (in Italia ed Europa) per costruire un’altra Europa che esporti la pace, i diritti, il welfare, l’uguaglianza, ma che lo dimostri agli altri facendolo prima di tutto lei. Se fossi un putiniano andrei in Russia, se fossi un falso comunista andrei in Cina. Non odio nessuno e cerco di analizzare i processi in corso senza pregiudizi e facendo notare gli errori appunto imperdonabili della nostra Europa, perchè se vuole avere un futuro deve cambiare non poco, imparando innanzitutto dai suoi errori. La democrazia si difende mettendo in luce dove sbaglia. Questo blog se no non avrebbe senso, abbiamo già schiere di fan che scrivono sui media nazionali, anche se ora li vedo molto spiazzati col “folle” Trump. Un caro saluto Andrea