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8 marzo, omaggio alle Madres de Plaza de Mayo

8 marzo, omaggio alle Madres de Plaza de Mayo

Come alle volte succede, il caso mi ha fatto incontrare Hebe de Bonafini a Ferrara proprio mentre lavoravo ad un testo: “La madre terra”. Siamo nella primavera del 2013 Hebe de Bonafini era rappresentante e leader delle Madres de Plaza de Mayo, era allora una donna di 85 anni, una madre antica, collegata intimamente alla storia della sua terra: l’Argentina.

Potente, calda, solare ed ombrosa insieme, le sue parole di dolore, di amore e di lotta mi sono arrivate fino nel profondo. Parla con semplicità, ma le sue parole si trasformano con grande naturalezza in sentimenti, cose, persone che rivivono, con noi, nella stanza dell’incontro.

Le sue mani di lavoratrice richiamano la ruvidità e la tenerezza dei gesti di cura che una madre del popolo sa donare. Nelle neuroscienze l’empatia viene definita come simulazione incarnata, questo incontro ha testimoniato che generatività e trasformazione passano per il corpo. Qui, in particolare, il corpo femminile.

Madreterra 

di Hebe de Bonafini

«Madreterra, quante cose racchiude questa parola composta
Madre: partorire, aprire, donare, dare alla luce, lacerare, sanguinare, vita, moltiplicare, nuovo, crescere
Quando sento nelle mie mani la terra fertile del mio giardino che mi si infila nelle unghie,quando l’annaffio e mi schizza sulle gambe, entro in comunione con la vita che sarà la nuova pianta.
La terra dell’aperta campagna, quella che sta sotto i grandi alberi, è protetta e al tempo stesso nutrita dalle proprie foglie,…
Ed è in quella terra di aperta campagna che ritrovo il senso reale dei simboli, lì ci sono i nostri, quelli che hanno lottato per difenderla, li’ c’è il loro sangue.
Noi tramite i nostri figli che hanno amato tanto la terra da aver donato la propria vita per lei, siamo le madri di Plaza de Mayo
Che, aperte le nostre viscere come la terra dell’aperta campagna,
tagliate a pezzi come solchi fertili
dritte come alberi,
sentiamo che a volte sono pochi i rami per proteggere
tanti figli.
Ma aggrappate alla terra continuiamo
A essere eternamente giovani
Per continuare a partorire.»

(Da Il cuore della scrittura. Poesie del laboratorio di scrittura delle Madres de Plaza de Mayo, ed. Sima Milano , 2003, pag. 73)

Le Madres de Plaza de Mayo sono le madri dei 30.ooo desaparecidos argentini. Esse dicono di essere state partorite dai loro figli perché la loro lotta è nata per mantenere in vita gli ideali dei loro figli, perché il loro essere vive e combattive è necessario per la speranza di un mondo migliore, solidale e giusto. Ognuna di loro si sente madre non solo del proprio figlio biologico, ma di tutti i 30.000 scomparsi.

Dopo il golpe militare del marzo 1976, un gruppo di madri argentine ebbe il coraggio di affrontare la dittatura per ritrovare i figli scomparsi, dando vita alla storica marcia che ancor oggi continua ogni giovedì in Plaza de Mayo, forti solo del fazzoletto bianco che si annodano sotto il mento e che è diventato il loro simbolo.

I militari avevano sequestrato e ucciso trentamila oppositori politici, ragazzi e ragazze torturati nei campi di concentramento clandestini. Anche dopo la caduta della dittatura militare l’impegno delle madres non si è fermato e hanno continuato negli anni a sviluppare in molte direzioni il valore e la forza fertile della loro maternità, come potere capace di generare sogni progetti relazioni.

“Si allarga il cuore
Per albergare l’amore per trentamila figli.
Trentamila figli nati
In anni di sofferenza
Quando la morte cercava di uccidere la vita.
Trentamila figli che ci hanno insegnato
Con lezioni di vita
A vincere il sentimento di dolore che ribolle nell’anima
Trasformandolo in vita.
…Trentamila figli vincitori della morte “
da Trentamila figli, Hebe De Bonafini

“Socializzare la maternità” gridano nelle piazze, essere madre ha un significato che supera il possesso o il dato biografico, ma è la qualità profonda del prendersi cura, del nutrire e del proteggere e per questo è una caratteristica universale che può appartenere a chiunque, anche agli uomini e alle donne che non hanno generato.

Le madri fondatrici del movimento , foto flickr
In marcia. Le madri fondatrici del movimento , foto flickr

La loro scelta è stata di non fermarsi al ricordo, al pianto doloroso legato alla perdita e hanno trasformato il vuoto lasciato dai loro figli in uno spazio fertile per generare nuovamente quel processo di libertà e di giustizia che la morte aveva interrotto.

Le Madres hanno riprodotto il processo naturale della rinascita per cui ogni nuovo germoglio è il risultato di un seme che è stato interrato. La vita nasce dalla morte.

La lotta delle Madres vive e si nutre dei semi coltivati dai loro figli e tutti i desaparecidos rivivono in questa realtà trasformata.

Per questo hanno rifiutato ogni forma di riparazione del governo argentino, le Madres non volevano cadaveri da seppellire ma continuare a far vivere i loro figli attraverso le loro idee.

Aparicion con vida”. È il suo grido di battaglia.

“Non ci si rende conto di come si cresce, o a che ora si cresce, ma a volte, quando qualcosa fa molto male, (…) ci si rende conto che dopo il grande dolore risulta imprescindibile sognare, percorrere la propria vita e la vita insieme, lasciar volare l’immaginazione, ripercorrendo il cammino più volte.” … “ Ho un dolore che adesso è lotta, in cui pulsano tutte le vite che non ho potuto salvare. Nei miei sogni li sento vivere, li vedo vivere negli altri. I loro sogni sono i miei sogni, quelli che ho imparato quando ho cominciato a crescere insieme a loro”.

La maternità è collegata al nutrimento e la terra fornisce i prodotti per continuare a crescere i figli. Così non rinunciando alla propria identità, le Madres inventano anche Cocinando politica. Partendo dal cibo, dalla terra e dai suoi prodotti si insegna la politica.

La scelta stessa dei piatti è rivoluzionaria: contro le tendenze di mercato e della globalizzazione cucinano piatti in cui si utilizzano i prodotti della terra, i più popolari, i più genuini, i meno costosi, coltivati nel proprio orto e mentre i prodotti della terra si trasformano in cibo per il corpo contemporaneamente diventano alimento per l’anima.

Hebe de Bonafini, ottobre 2022. Ph. Wilimedia Commons

Ebe muore a 93 anni, il 21 novembre 2022, è una delle personalità più importanti dell’Argentina e del mondo intero per la sua stenua difesa dei diritti umani, aveva ottenuto il Premio Unesco per l’Educazione alla Pace nel 1999.

Le Madres continuano nel loro impegno politico ancora oggi, 46 anos de lucha”:

Buenos Aires, 21 feb 2025 (Prensa Latina): l’associazione argentina Madri di Plaza de Mayo ha espresso oggi la sua solidarietà ai lavoratori repressi dalla polizia, quando hanno cercato di manifestare nei pressi del Ministero del Capitale Umano.

Attualmente sono più di una decina i nipoti- i figli dei figli scomparsi- che collaborano in maniera attiva con l’associazione delle «abuelas», le nonne. Su di loro grava non solo il compito di sollevare le nonne dalla preoccupazione del «dopo di noi», ma anche la responsabilità di custodire e diffondere la memoria di quel che è accaduto.

Le Madres de Plaza de Mayo ancora oggi attendono di conoscere che fine abbiano fatto i propri figli e di certo non sarà il governo Milei a sollecitare, quanti ancora sanno, a parlare.

Il 27 febbraio appena passato, giovedì, si è svolta la marcia numero 2.446.

In copertina: El mural es un Tributo a las Madres de Plaza de Mayo. El boceto fue realizado por el muralista Lucas Quinto y fue pintado por alumnos de la Escuela de Adultos Nº 29 de La Boca, junto al profesor Leonardo Reitman. Se ubica en la Plazoleta Bomberos Voluntarios (calles Lamadrid y Garibaldi), en el barrio de La Boca, en Buenos Aires. – immagine di Flickr con licenza Wikimedia Commons.

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Giovanna Tonioli

Giovanna Tonioli da molto tempo si occupa di Dipendenze Patologiche nel servizio pubblico. A lungo, come educatrice, ha pensato di fare uno dei mestieri più belli perchè coraggioso, avventuroso, “stupefacente” come le storie delle persone. Il battesimo lo deve a Marco Cavallo e, sull’onda del pensiero della Psichiatria Democratica, le piace abbattere le porte chiuse e lottare contro tutte le forme di stigma; è testimone delle più svariate umanità. Si è laureata in Psicologia clinica, si è specializzata presso l’Istituto di Psicoterapia Espressiva di Bologna ed è socia di Art Therapy italiana. Lavora a Ferrara. L’incontro con l’arte terapia è stata una svolta importante sia personale che professionale – ma Marco Cavallo lo sapeva già – e così come libero professionista svolge l’attività di Psicoterapeuta Espressiva, dove l’arte, la creatività e l’estetica si sposano con la psicoanalisi, le neuroscienze, la mente con il cuore delle persone. Una terra di mezzo, uno spazio transizionale in cui le parole possono incontrarsi con tutte le forme espressive, il rigore con la curiosità e il gioco, la disciplina con l’immaginazione. Giovanna è anche un mezzo (e sottolinea “mezzo”) soprano, una sfocata fotografa, un’artista naif. Vive in provincia di Ferrara, precisamente alla Cuccia, una piccola casa in uno sperduto borgo di campagna, con i suoi cani che nel tempo si avvicendano, ma che, sempre, sono a loro modo grandi maestri di vita.

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PAESE REALE
di Piermaria Romani

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)