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L’ultimo incontro tra il circolo Legambiente Delta del Po e l’Amministrazione comacchiese non è stato dei più rilassati. Quel patto siglato tra gli ambientalisti e il M5S prima dell’esito elettorale che li ha insediati al governo si è incrinato. La fiducia si è assottigliata nel momento in cui il Comune ha sposato l’accordo stretto tra gli imprenditori privati e il Ministero dello Sviluppo, con il benestare del Comune lagunare, della Provincia di Ferrara e il favore del Parco del Delta del Po.

Per l’Amministrazione comacchiese il patto di sviluppo, ovvero la promessa di investimenti privati nel ricettivo e 20 milioni di euro pubblici a fondo perduto che dovrebbero piovere sulla capitale del Delta del Po, è l’occasione di rilanciare economia, occupazione, guadagnare posti letto, servizi e adeguamento del sistema idrico fognario, da sempre spina nel fianco dei lidi, dove l’onda d’urto delle seconde case non è in grado di essere assorbito dalla potenzialità del sistema idraulico integrato. Per Legambiente corrisponde invece a una nuova e camuffata colata di cemento figlia del mai tramontato partito del mattone.

“L’ultimo incontro è stato piuttosto concitato anche in virtù dei progetti avanzati dagli imprenditori, più che una rigenerazione ambientale ci sembra un ritorno al passato, fatto di costruzioni con un differente uso, ma sempre di speculazione edilizia si tratta. E sempre a danno di un territorio che ha bisogno di tutt’altro – spiega Marino Rizzati, presidente del circolo Delta Po di Legambiente – Faccio un esempio, tra le richieste avanzate, c’è anche la società di Sergio Vitali, la sas Villaggio dei Pittori, che vorrebbe riprendere i lavori per ingrandire il residence Michelangelo del Lido di Spina. Eppure la vicenda giudiziaria con cui fu bloccata la costruzione non è ancora chiusa”.

Il caso delle “pinetine”, che ha visto il Comitato della parrocchia di San Paolo opporsi all’allargamento della struttura, spiega Rizzati, manca della puntata giudiziaria finale sulla quale la Cassazione si deve esprimere. “La società però è già tornata alla carica con un paio di progetti dichiarati ecocompatibili e pubblicati sul sito del Comune di Comacchio”, prosegue.

Le richieste della società nell’ambito della “rigenerazione turistica ambientale”, riferiscono di Rta ma non solo, di efficienza energetica, approvvigionamento da energia rinnovabile, di inquinamento ridotto al minimo in cambio di 70 ingaggi per realizzare l’ampliamento e 55 posti di lavoro complessivi per entrambi i progetti. Sono previste strade a uso comunale, parcheggi, sviluppo verticale degli edifici, aree verdi con moltissimi alberi e un contributo determinante per realizzare il nuovo Bosco Eliceo previsto dal Parco del Delta del Po

“Sui desiderata, ben 33, il sindaco è stato chiaro nel rimarcare, che sarà il Comune a decidere chi privilegiare – continua – Non è esattamente il metodo democratico con cui si pensava di dovere affrontare il delicato tema dello sviluppo del nostro territorio, che riguarda il futuro di noi tutti e ha nel Psc (Piano strutturale comunale) lo strumento urbanistico per disegnarlo. Noi proprio non ci stiamo”. Tra le domande presentate, ricorda, ci sono richieste di riconversione di terreni agricoli da piegare al settore ricettivo, strutture plein air, residenze turistiche alberghiere, eurohotel, poco importa la formula, sostiene Rizzati, al centro della questione c’è sempre l’apertura di cantieri edili. “E’ speculazione edilizia a cui l’istituzione provinciale ha prestato il fianco grazie alle proprie decisioni”, dice Rizzati che ha inviato una lettera alla Provincia di Ferrara ormai in via di smantellamento.

“Sono gli ultimi giorni dell’Amministrazione provinciale, gli ultimi di operatività secondo i compiti e lo storico modello di governance territoriale finora praticato, è tempo di bilanci, ma anche di alcuni ultimi atti da votare”, dicono gli ambientalisti. “Abbiamo avuto vari motivi di contrasto con le scelte dell’ente provinciale, basta pensare all’approvazione del Prg (Piano regolatore generale) di Comacchio del 2002, è ricco di contenuti illegittimi, ha previsioni edificatorie eccessive e non è stato adeguatamente controllato”. E ancora: “L’approvazione della variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) del 2008, che con il bel nome di Rete ecologica provinciale ha nascosto la cancellazione dalla cartografia di individuazione e tutela di almeno 20 ettari di aree boscate, comprese le pinete in area urbana di Lido Spina e Estensi, ma anche altri boschi in aree rurali, non ha giovato a Comacchio”.

Una premessa poco lusinghiera cui segue una richiesta precisa: contenere il numero di strutture da realizzare. “L’ amministrazione provinciale, oltre a non aver posto rimedio ai problemi esposti, si accinge a terminare un percorso amministrativo rispetto al quale domandiamo un ripensamento – insistono gli ambientalisti – Chiediamo di non dare seguito alla previsione contenuta nel nuovo Piano Territoriale del Parco del Delta del Po della Stazione Comacchio centro storico, con cui si intendono destinare parecchie decine di ettari alla neocementificazione”. Sarebbe una decisione ingiustificata, eccessiva, sostiene Legambiente Delta Po, una decisione che espone a rischi di inutile consumo di territorio una fascia costiera fragile, bisognosa di servizi, parchi pubblici, parcheggi, mobilità alternativa all’auto, spazi sportivi, piuttosto che di una marea di nuovi posti-letto. “Camping, villaggi, hotel e appartamenti non operano al pieno della loro capacità né come posti-letto né durante i differenti periodi dell’anno – concludono – Questo è il motivo per cui ci auguriamo che il bilancio delle azioni della Provincia si chiuda con una maggiore attenzione verso le reali esigenze di Comacchio e della sua costa”.

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Monica Forti



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