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Stefano Bargi (Ln): “Fenomeno staffette, il business sul benessere dei cani che fa male anche alla nostra economia. i comuni ospitino gli animali solo se a pagare sono le amministrazioni del Sud”

Articolo pubblicato il 22 Febbraio 2017, Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

Tempo di lettura: 2 minuti


Da ufficio stampa Lega Nord Emilia-Romagna

Da pratica salvifica a business che crea danni economici alle nostre comunità: le “staffette”, con cui un numero sempre più alto di cani (si parla di oltre mille al mese) provenienti dalle regioni meridionali arriva al Nord, nascondono un sottobosco di rischiosa improvvisazione (nel migliore dei casi) e soprattutto di interessi tali da attirare l’attenzione della criminalità organizzata. E’ il consigliere regionale della Lega Nord Stefano Bargi a lanciare l’allarme, a seguito di quanto appreso su più mezzi stampa, considerando anche il sovraccarico di costi che il fenomeno delle staffette comporta per le amministrazioni locali dell’Emilia Romagna. 
“Spesso i cani trasportati sono privi del microchip  – puntualizza Bargi in un’interrogazione alla Giunta – e vengono fatti entrare nei canili comunali attraverso finti ritrovamenti sul territorio”. Alimentando un giro d’affari redditizio e pericoloso: “Il costo medio per il trasporto di un cane va dai quaranta ai centocinquanta euro e gli animali vengono stipati, anche a cento alla volta, in furgoni spesso non omologati per il trasporto”. Per poi intraprendere viaggi lunghissimi (anche più di ventiquattro ore), in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili e con rischi anche all’arrivo: “Vengono scaricati nelle piazzole di sosta di autogrill e caselli autostradali in condizioni di scarsa sicurezza. Non di rado – ricorda il consigliere del Carroccio citando notizie di stampa – , i cani terrorizzati fuggono, rendendo difficile il loro ritrovamento e rappresentando un serio pericolo per sé stessi e per gli automobilisti”. Un’escalation grave, di cui Bargi chiede conto alla Giunta. Spronandola in primis a un maggior controllo, “con più verifiche su entrate e uscite in tutti i canili, per cogliere eventuali anomalie”, e invocando maggiore regolamentazione sul territorio.  “I nostri Comuni – spiega  –  potrebbero farsi carico dei cani randagi provenienti dal meridione, ma  soltanto attraverso accordi precisi con le amministrazioni del Sud, che devono farsi carico dei costi”. Per trasformare un fenomeno “negativo quanto illegale in un processo costruttivo”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani