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Ficcare il naso oltre i muri, oltre i portoni sbarrati e chiusi da chiavistelli arrugginiti, scendere in taverna o salire in cima a scaloni e trovarci dentro delle mostre di fotografie con immagini incorniciate alle pareti, appese con funi all’aperto o con le catenelle che scendono dal soffitto. È un’esperienza di scoperta, una caccia al tesoro di spazi e contenuti quella che offre ai suoi partecipanti ‘Riaperture photofestival Ferrara’, organizzato per il terzo anno dall’associazione Riaperture con la direzione artistica di Giacomo Brini. “Sono millecinquecento i visitatori che hanno percorso la città nel primo weekend per le mostre e gli incontri”, spiega Fabio Zecchi che si occupa della comunicazione dell’evento. E ora – da venerdì 5 a domenica 7 aprile 2019 – si potranno tornare a vedere le diciassette esposizioni d’autore in sette spazi diversi di Ferrara (visitabili dalle 10 alle 19), si potrà andare ad ascoltare altri incontri con fotografi o giornalisti, partecipare a laboratori e anche agli appuntamenti mattutini di caffè-fotografici.

La Cavallerizza dentro all’area della caserma Pozzuolo del Friuli, a Ferrara, con una delle mostre di ‘Riaperture photofestival’ (foto Claudia Baldassarra)

Un’occasione per vedere, ascoltare, pensare, camminare. Ci sono cose particolarmente imperdibili, tipo il fatto di potere entrare dentro a una caserma chiusa da oltre vent’anni e sconosciuta alla gran parte degli stessi ferraresi, visto che comunque era un luogo accessibile solo da militari o ragazzi in partenza per la leva. Lo spazio è quello della Caserma Pozzuolo del Friuli, dove si entra sia dall’ingresso di rappresentanza che portava all’area di residenza degli ufficiali (via Cisterna del Follo 10, Ferrara) sia dal portellone per i mezzi militari che per questi pochi giorni resta spalancato (via Scandiana 35).

Ingresso di via Cisterna del Follo
Via Scandiana 35
La Cavallerizza in via Scandiana 18

Di fronte c’è la Cavallerizza, spettacolare edificio tutto aperto, per il ricovero di camionette e strumentazioni varie (via Scandiana 18). Dentro la caserma il percorso espositivo è ambientato attraverso stanze che alternano la visione di autori ospiti con quella della memoria di cosa c’era prima: le targhette ancora inchiodate alle pareti ricordano che un posto era biblioteca; un biliardo impolverato e i dadi segna-punti corrosi fanno immaginare partite giocate fra commilitoni, il bancone evoca la presenza di un bar di cui resta uno specchio per i selfie-souvenir di chi ci passa davanti.

Un’altra immagine di ‘Riaperture photofestival’ a Ferrara, 29 marzo-7 aprile 2019 (foto Claudia Baldassarra)

“È solo un festival di fotografia – si legge nella presentazione postata su Fb degli organizzatori –  ma si porta con sé storie di edicole di Perugia trasformate in centri di produzione culturale (Edicola 518, domenica 7 aprile, alle 10 all’Hotel Astra, ndr), lezioni sulla fotografia con giornalisti di Repubblica (Michele Smargiassi, sabato 6 aprile, alle 16.30 a Factory Grisù, ndr), riviste online dove si mastica cultura (FrizziFrizzi, domenica 7 aprile, alle 16.30 a Factory Grisù, ndr), fotografi premiati che vengono a dirci come hanno fatto, a trovare le storie, a fare pace col futuro”.

Gianni Berengo Gardin con Giacomo Brini sabato 30 marzo 2019 nello spazio di Factory Grisù di Ferrara (foto Luca Pasqualini)

Il tema di questa terza edizione è infatti dedicato al ‘Futuro’. E, come sempre quando si guarda avanti, pensare al domani vuol dire anche fare il punto su quello che è il presente e il passato: la lunga palizzata in cemento che separa Israele e i territori palestinesi (Francesco Cito nell’ex Caserma di via Scandiana), gli effetti dell’elettrosmog (Claudia Gori nella Cavallerizza dell’ex Caserma), le navi grandi come interi condomini che invadono la fragile laguna di Venezia (Gianni Berengo Gardin a Factory Grisù) o i sex robots (Tania Franco Klein nella vecchia salumaia dell’Hotel Duchessa Isabella).

Tutte le info, il programma dettagliato e gli aggiornamenti sul sito di Riaperture all’indirizzo riaperture.com/festival/programma/.

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Giorgia Mazzotti

Da sempre attenta al rapporto tra parola e immagine, è giornalista professionista. Laurea in Lettere e filosofia e Accademia di belle arti, è autrice di “Breviario della coppia” (Corraini, MN 1996), “Tazio Nuvolari. Luoghi e dimore” (Ogni Uomo è Tutti Gli Uomini, BO 2012) e del contributo su “La comunicazione, la stampa e l’editoria” in “Arte contemporanea a Ferrara” sull’attività espositiva di Palazzo dei Diamanti 1963-1993 (collana Studi Umanistici UniFe, Mimesis, MI 2017). Ha curato mostra e catalogo “Gian Pietro Testa, il giornalista che amava dipingere”.


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