Parlar non costa nulla…
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di Federica Mammina
Due recenti esperienze personali mi hanno suggerito questa riflessione. Solo le ultime di una lunga serie ben inteso. Parole dette lasciate cadere nel vuoto, promesse fatte e mai mantenute. Ogni volta torno a chiedermi: perché si dovrebbe dire qualcosa in cui non si crede o che non si sente? Forse perché si pensa che l’altra persona voglia sentirsele dire, o che sia la situazione a suggerirle, o ancora si dà ascolto solo allo slancio emotivo. La maggior parte delle volte non trovo risposta. So solo che a belle parole non seguite dai fatti, preferirò sempre un semplice silenzio. È molto più bello sorprendersi per una parola partecipe o un gesto inaspettato ma autentico, piuttosto che emozionarsi per vane parole se l’emozione poco più in là si infrange contro lo scoglio dell’incoerenza.
A chi fa questo d’abitudine dico che potrebbe anche capitare che qualcuno vi ascolti e magari un giorno abbia la pretesa di vedervi fare ciò che avete annunciato.
“Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.”
Stefano Benni
Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

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Redazione di Periscopio
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
PAESE REALE
di Piermaria Romani