Parchi divertimento: filo diretto con Garavaglia per pianificare le riaperture.
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La riapertura dei parchi, fermi da ottobre, permetterebbe di ridare ossigeno al settore, con particolare riferimento alle imprese di piccole e medie dimensioni che registrano perdite fino all’80%. Tolti i big player facenti già capo a gruppi multinazionali, il comparto è costituito da centinaia di realtà che non hanno voce, pur giocando un ruolo importante nell’ambito dell’economia del territorio. Nel 2019 i parchi permanenti hanno generato un giro d’affari di 400 milioni di euro e 25.000 posti di lavoro diretti. Cifre che salgono rispettivamente a 1 miliardo di euro e 60.000 occupati considerando l’indotto composto da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e altre voci collaterali. Nel 2020, il 20% dei parchi ha rinunciato completamente alla stagione, con una perdita di 10.000 posti di lavoro e 5 realtà italiane sono passate sotto il controllo di gruppi di investimento stranieri.
“Un altro nodo da sciogliere – conclude Ira – è quello dei ristori: le imprese turistiche hanno la possibilità di accedere a forme di finanziamento a tasso agevolato e lunga scadenza che per noi sarebbero di vitale importanza. Il Ministro Garavaglia, che ringrazio per la disponibilità, ha annunciato che sta studiando l’emissione di mini-bond e ha riconosciuto la legittimità della nostra richiesta di passare sotto la competenza del Turismo, garantendo che si attiverà per valutare i necessari interventi sul piano tecnico normativo”.
Con 20 milioni di visitatori italiani nel 2019, 1.5 milioni di visitatori stranieri e 1.1 milioni di pernottamenti in hotel, l’industria dei parchi divertimento gioca un ruolo essenziale nel sistema dell’offerta turistica del Paese; ciononostante, ad oggi i parchi divertimento sono inseriti nella categoria “Circhi e Spettacoli Viaggianti” e fanno capo ai Beni Culturali.

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Riceviamo e pubblichiamo
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
PAESE REALE
di Piermaria Romani