L’Istituto San Vincenzo nasconde un tesoro: potrebbe diventare un museo della città
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Un laboratorio praticamente intatto con strumentazioni scientifiche dell’epoca, foto delle alunne, pagelle, abbigliamento scolastico originale e naturalmente tanto materiale didattico che risale ai primi decenni del secolo scorso. Tutto questo viene conservato da decine di anni in una parte delle scuole San Vincenzo (Palazzo Rondinelli), in Piazza Ariostea, senza che nessuno possa vederlo. Sono risorse preziose, parte del patrimonio culturale del territorio, microstoria nella storia della città: tante delle nostre nonne e mamme sono state educate lì quando erano ancora scuole femminili, e anche molti nostri ragazzi sono passati di lì.
Come ha giustamente affermato, domenica sera, il presidente del Fai Andrea Carandini a Che tempo che fa, “ci sono luoghi, musei, archivi di estremo interesse in Italia, che però sono chiusi al pubblico, e se nessuno può vedere queste cose, allora è roba morta.”.
Sarebbe bellissimo, quindi, poter aprire anche le stanze segrete dell’Istituto San Vincenzo, magari prendendo spunto dall’esperienza estremamente positiva del Museo dei Cappuccini di Reggio Emilia che ha dedicato all’Istituto San Vincenzo de’ Paoli di Reggio Emilia la mostra “Tradizione e Innovazione”, aperta fino al 14 aprile, che ripercorre le tappe di un progetto educativo avviato fin dal 1864. La San Vincenzo è un’istituzione fondamentale nella storia reggiana, anche perché dall’istituto sono uscite tante insegnanti, maestre e diplomate; una scuola cattolica con grande attenzione per i problemi sociali e per l’innovazione, una scuola da 150 anni in dialogo con la città.
“Tradizione e Innovazione”
Museo dei Cappuccini – Via Ferrari Bonini, 6 – Reggio Emilia
Tutti i giorni dalle 10 alle 12
Sabato e domenica dalle 15 alle 18
Organizzata in collaborazione tra la Direzione dell’Istituto e il Polo Culturale dei Cappuccini di Reggio Emilia, l’esposizione è articolata in cinque sezioni. Il risultato è una mostra “viva”, fruibile sia dagli adulti che dai bambini perché accanto ai tanti oggetti recuperati da magazzini e archivi dell’Istituto, trovano posto i contributi di ex allievi che hanno prestato per l’occasione fotografie, pagelle, quaderni apparecchiature e manufatti risalenti anche ai primi del ‘900. L’allestimento è il frutto di un lavoro di equipe tra Polo Culturale e Istituto, con il prezioso apporto di diversi giovani legati a vario titolo alla realtà del convento.
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Sara Cambioli
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