di Federica Mammina
Siamo a Torino, fine estate, e ad occupare le pagine di cronaca locale e non, è l’apertura di un’insolita attività: una casa di piacere con bambole. Poche camere, arredate con il minimo indispensabile, dove ad attendere l’avventore è una bambola di silicone che riproduce molto fedelmente il corpo umano. Si diffonde la notizia ed è boom di prenotazioni, addirittura esaurite per alcuni mesi, pare effettuate da persone eterogenee per età e provenienza geografica.
E l’opinione si divide tra chi si mostra preoccupato e chi ridimensiona la portata del fatto considerandole semplicemente un’evoluzione dei sexy toys già esistenti.
L’apertura di quello che pare essere un vero e proprio albergo a ore, al momento sotto sequestro per irregolarità, si inserisce in un fenomeno molto diffuso. Negli Stati Uniti ci sarebbe un boom di richieste per l’evoluzione di queste bambole, molto più vicine ai robot.
Il tema è assai spinoso, anche perché rimanda ad un’inevitabile riflessione sulla prostituzione, il suo “parallelo reale”, ma alcune perplessità sorgono spontanee a mio parere.
Un fenomeno di questo tipo, chiara espressione del dilagare dell’individualismo, rischia di accelerare un processo già avanzato di impoverimento delle relazioni umane e di allontanare irreparabilmente i due mondi, dell’uomo e della donna, già così lontani. E ancor di più rischia di favorire, invece che scoraggiare, un pericoloso atteggiamento di asservimento delle donne.
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Redazione di Periscopio
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