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Pare che il Negri-pensiero abbia fatto il giro del mondo fino a sbarcare sul Washington Post. Ma sua eminenza non è sola. Non facciamo i provinciali. Sua eminenza non è altro che una delle tante voci che nel mondo cattolico fanno da megafono alla stessa omelia. Non mi preoccupa monsignor Negri, mi preoccupano i laici e questo Paese che laico non è.
Chi è religioso guarda alla vita con gli occhi della religione e pretende che il mondo sia a immagine e somiglianza della sua fede, perché diversamente vorrebbe dire che lui e il suo credo vengono discriminati.
È il caso di “Citizengo”, l’organizzazione cattolica nata in Spagna e diffusa in tutta Europa a cui recentemente Avvenire, il giornale dei cattolici italiani, ha dato grande risonanza. A partire da una visione cristiana olistica della vita e della società, Citizengo invita a firmare online petizioni su petizioni per un ordine sociale rispettoso dell’uomo creato a immagine di Dio.
Allora la petizione per la difesa della famiglia tradizionale, contro l’utero in affitto, quella contro il registro delle famiglie arcobaleno, contro la creazione degli embrioni e l’educazione gender nelle scuole, fino alla campagna contro l’Unicef accusata di propaganda gay.
Insomma ci sarà sempre qualcosa per cui la società dovrà essere cristianamente raddrizzata o islamizzata, per non perdere l’anima dei cattolici o dell’Islam e quella dei laici che non sono né l’uno né l’altro, ma a cui i nostri fratelli credenti, bontà loro, tengono molto.
È questa spinta messianica, missionaria, salvifica delle religioni, qualunque esse siano, cattoliche o islamiche, o altro ancora, che pretende di scrivere la vita degli uomini e disegnare il volto della Terra, che non va bene, neppure nella sua lezione più mitigata e tollerante. Non va bene perché è irrazionale e l’uomo non può vivere contro la ragione. Noi non ci ritroviamo nel pensiero di sant’Agostino che scervella da secoli filosofi e teologi, lo troviamo un simpatico, ma inconsistente gioco di parole, “Capisco perché ho fede. Ho fede perché capisco”. È come dire è nato prima l’uovo o la gallina?
Intanto nel nostro sedicente Stato laico il presidente della repubblica e il primo ministro, con seguito di ministro alla cultura, partecipano all’anniversario dei Patti lateranensi, roba del fascismo e poi del governo Craxi, quello di tangentopoli.
In un recente articolo su Micromega, Antonia Sani riporta la notizia di un istituto scolastico di Bergamo, in verità per la sua natura giuridica non obbligato all’osservanza del Concordato, che ha deliberato, considerato il numero crescente di appartenenti ad altre confessioni religiose, di agnostici, atei, non credenti, ma anche di cattolici laici non favorevoli a un insegnamento religioso nella scuola, di cancellare l’ora di religione cattolica dall’orario scolastico, sostituendola con un’ora di “Etica” destinata all’intera popolazione scolastica.
Lo Stato italiano ormai, osserva Antonia Sani, non si pone neppure più il problema, appagato come pare dall’introduzione della facoltatività dell’insegnamento della religione cattolica, dietro alla vecchia facciata dell’obbligo/esonero.
Ma la scelta della scuola privata di Bergamo non è altro da quello che la Francia, laica da sempre anche nelle sue scuole, in questi giorni va facendo. Lo scorso 22 gennaio il ministro per la Pubblica Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, ha proclamato il 2015 «anno dell’insegnamento morale e laico», in tutte le 64.800 scuole pubbliche e private, di ogni ordine e grado della Francia. L’obiettivo della «morale laica» è quello di «consentire a ciascun alunno di emanciparsi, sradicando tutti i determinismi». Il governo è impegnato a formare 300 mila insegnanti, che sul territorio nazionale istruiscano 12 milioni di studenti, i francesi di domani. Il Presidente francese Hollande ha definito la laicità come un principio “non negoziabile”, al quale dedicare addirittura una festa, la “Giornata della laicità”, il 9 dicembre di ogni anno.
Il mondo cattolico è insorto contro “il laicismo dilagante”, “il degrado morale e culturale dei media”, contro “la mortificazione della missione educativa della famiglia e l’espansione del totalitarismo nella didattica”. Si direbbe che per i crociati questa sia una stagione davvero di revival, di qua come al di là del Mare nostrum.
Da sempre la nostra vita è fatta di sogni, pare che questa facoltà di sognare sia tipicamente umana.
E allora l’educazione alla morale laica dei nostri cugini francesi, che tanto ci ricorda il kantiano “sopra di me il cielo stellato, dentro di me la legge morale”, altro non è che la “religione civile” da tempo vagheggiata, la ricerca di nuove forme di fraternità sulla scia della Rivoluzione francese.
Dall’epoca di Rousseau e di Herder il progetto di “una religione civile” sta alla base di un’idea di convivenza e di cittadinanza capace di abbattere gli egoismi, le disuguaglianze sociali, di integrare nella tolleranza i pensieri e le culture, di istillare i valori civili a partire dalle istituzioni scolastiche nazionali.
Ecco la religione laica di cui abbiamo bisogno soprattutto oggi, di cui hanno bisogno i nostri giovani, una laicità a baluardo della dignità e dell’intelligenza umana che non possono giungere ad alcun compromesso con le dottrine religiose, con l’illusione di dio, che è un rispettosissimo fatto, ma particolare, singolo e privato.
L’educazione morale, l’educazione etica è forse l’unica arma di cui oggi dispone la nostra ragione contro ogni fondamentalismo, contro il pericolo che possa venire meno la credibilità di un mondo costruito in base alle idee di cittadinanza, responsabilità, eguaglianza, bisogni-rivendicazioni-diritti, la credibilità di questi ideali per i quali vale la pena consacrare la propria vita.

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Giovanni Fioravanti

Docente, formatore, dirigente scolastico a riposo è esperto di istruzione e formazione. Ha ricoperto diversi incarichi nel mondo della scuola a livello provinciale, regionale e nazionale. Suoi scritti sono pubblicati in diverse riviste specializzate del settore. Ha pubblicato “La città della conoscenza” (2016) e “Scuola e apprendimento nell’epoca della conoscenza” (2020). Gestisce il blog Istruire il Futuro.

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