La rivoluzione solitaria di papa Francesco contro l’emarginazione sociale e gli abusi di potere
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Le gerarchie ecclesiastiche italiane per disaccordo; le parrocchie per pigrizia routinaria; la politica perché in ‘ben altre faccende affaccendata’… Insomma, alla fin fine il risultato è il medesimo: l’Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” è stata ignorata. Eppure si tratta del primo documento organico in cui papa Francesco espone il suo pensiero teologico, pastorale, sociale e morale.
E’ un elaborato di quasi trecento pagine. L’Istituto Gramsci e l’Istituto di Storia Contemporanea hanno dedicato un pomeriggio a discuterlo, alla presenza di un numeroso e attento pubblico e introdotto con conseuta competenza e rigore da Piero Stefani.
In questa sede, in perfetta coerenza con il titolo della rubrica, richiamo l’attenzione sulla parte dedicata ai poveri. In particolare su un punto di analisi di filosofia sociale e politica di grande innovazione. Là dove papa Francesco scrive: “Così come il comandamento ‘non uccidere’ pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire ‘no a un’economia dell’esclusione e dell’iniquità’. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Oggi tutto entra nel gioco della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie d’uscita. Abbiamo dato inizio alla cultura dello ‘scarto’ che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi di oggi non sono ‘sfruttati’, ma rifiuti, ‘avanzi’, scarti…”.
Ecco il punto di analisi sociale nuovo! Rispetto alla modernità che abbiamo conosciuto dalle origini fino ad oggi, in cui la dialettica tra sfruttatori e sfruttati (l’hegheliana dialettica tra ‘servo e padrone’…) ha costituito uno dei motori del progresso sociale e democratico, l’attuale condizione di ‘scarto’ in cui viene a trovarsi una parte larga di umanità nel mondo, rivela questa verità tragica: tu, escluso, non sei più un ‘attore sociale’! Sei niente! Non esisti! Sei uno ‘scarto’ da gettare e ignorare! Conseguentemente, papa Francesco rifiuta le soluzioni assistenziali e di carità, mettendo a fuoco la natura politico-sociale del problema della povertà nel tempo del liberismo sfrenato e senza limiti. Dunque, la figura del ‘povero’ non come persona ‘solo’ da sfamare, ma come soggetto da rendere protagonista della propria emancipazione. Non a caso, alcune parte del documento riecheggiano temi e soluzioni della “Teologia della Liberazione”: “La necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere… I piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. L’iniquità è la radice dei mali sociali”.
Se solo esistesse un interlocutore politico (a livello mondiale e nazionale) adeguato a questa analisi, potremmo tornare a sperare in un futuro meno fosco!
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Fiorenzo Baratelli
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