di Federica Mammina
Ciascuno fa, prima o poi, i conti con la perdita di una persona cara. Ognuno reagisce a modo proprio, ma ciò che accomuna chi resta è la necessità di sostenere il vuoto incolmabile, il distacco, l’impossibilità di percepire fisicamente la vicinanza della persona scomparsa. Cosa ci può dare sollievo? Il ricordo? Il rivedere quella persona nelle opere da lei compiute, negli occhi o nelle parole di chi ne parla con affetto? Se si è dei sentimentali forse. Ma per chi si identifica nel materialismo che ha pervaso oggigiorno qualsiasi sfera della vita, non basta: ecco che potrà allora trasformare il proprio caro in un gioiello per portarlo sempre con sé. Un’azienda australiana mette a disposizione di chi lo desideri un’ampia scelta tra braccialetti, ciondoli, anelli e pendenti.
Ma come si dice, la realtà supera la fantasia. E di gran lunga. Il vero business dell’azienda? Trasformare in preziosi oggetti (oltre a latte materno, parti di cordone ombelicale o un ciuffo di capelli del bebè) embrioni “inutilizzati”. Chi dovesse decidere infatti di non donarli, o non potesse permettersi la loro assai costosa conservazione, o ancora rifiutasse l’idea della sepoltura o della cremazione, può risolvere così, e a buon mercato, il proprio dilemma interiore.
La fondatrice la definisce “arte sacra”. Sarà che io mi colloco con orgoglio nella categoria dei sentimentali, ma laddove aspetti così delicati della vita delle persone si intrecciano con l’interesse economico, vedo molto poco di sacro e purtroppo tanto di terreno.
Sostieni periscopio!
Redazione di Periscopio
I commenti sono chiusi.
Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it