Il peso dell’italianità
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Conosco la città di Berna per lunghe frequentazioni svolte in un numero assai rispettabile di anni. In quella civile città un po’ noiosetta come si può presumere dal suo ruolo di capitale politica della confederazione svizzera ho molti amici e conoscenti che vanno dal detentore della cattedra di letteratura italiana all’Università mio amatissimo giovane collega e allievo e in più, che non fa male, ferrarese! Stefano Prandi. L’amica di una vita Margherita Visentini con cui da tempo immemorabile collaboriamo sulla storia del giardino che insegna al Politecnico di Milano, figlia del ministro Visentini e moglie di un grandissimo ricercatore Angelo Azzi a cui fu affidato un importantissimo istituto di ricerca a Berna . E, tra gli altri conoscenti, altri veri amici tra cui il mio dentista che alla sua morte fu sostituito da una figlia all’avanguardia nella ricerca odontoiatrica Luisa la cui madre Serena, fiorentina, è stata per anni responsabile della Dante Alighieri. Non è per esibire patenti di nobiltà culturali ma per dire che nella civile Svizzera e ancor nella più civile Berna, il sindaco si è lasciato andare seppur, dice lui in un momento di “comicità, che non rinnega, i suoi intollerabili commenti sulla natura e il fisico degli italiani. Non credo che il signor Alexander Tschäppät, sindaco socialista di Berna avrebbe ripetuto le stesse insultanti offese alle cene eleganti dove sarebbero stati presenti i miei amici. E questo è ancora più grave perché i giudizi erano stati pronunciati in uno sketch di un quarto d’ora sul palco di uno spettacolo itinerante: alcuni giudizi? “ Gli italiani e i napoletani? Troppo pigri per lavorare” o che sono tali perché di bassa statura. Ignobile. Il peggio è che non ha ritenuto opportuno ritrattare. Anzi! Sembra quasi che sia stato fatto apposta come prodromo ad una campagna anti-immigrazione. E’ inutile commentare quale sia stata l’odissea dei lavoratori italiani in Svizzera. Libri, film, documenti sono stati già esibiti. E se ora non gli italiani di Svizzera ma gli italiani che sono diventati svizzeri non protestano con dignità e rigore queste parole umilieranno soprattutto la città di Berna dove spero che mister Tschäppät non sarà più ricevuto dalla comunità italiana della città. E io so bene quanto sia importante essere ricevuto nei circoli che contano! Si possono accettare e rovesciare in fatti positivi certi atteggiamenti che danno noia proprio per la loro “elveticità” Ricordo con stupore e incredulità l’episodio che mi coinvolse un giorno con la mia canina Lilla a cui diligentemente avevo fatto fare i bisogni in giardino. Uscì la poverina e incautamente fece pipì vicino ad un albero. Apriti cielo! Signore urlanti mi chiesero minacciosamente come avevo osato non provvedere. Commentando “ i soliti italiani!” Poi ho capito. Quando si portano i bambini a giocare con i cani nei parchi in zona a loro rigorosamente riservata , i bambini sono muniti di carte asciuganti che diligentemente devono usare per assorbire le pipì dei loro compagni di gioco. Potrei commentare “ i soliti svizzeri!” ma il razzismo è cattivo consigliere. Quanta amarezza in tutto questo. E ora che lo scandalo italiano dell’immigrazione sta pian piano esaurendosi non è male ricordare quello che noi abbiamo patito e che ora verrebbe riproposto salvo poi prosperare sull’evasione fiscale dei paradisi svizzeri. Sono soprattutto amareggiato perché non ce lo meritiamo. Ma nella virtuosa Svizzera, nell’elegante Berna il sindaco questo ce lo poteva risparmiare. E se volessi essere snob che è l’unico atteggiamento per me di ricambiare i giudizi incauti direi “ che cattivo gusto!” che per lui sarebbe il massimo dell’offesa, essendo un poveretto in cerca di notorietà.

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Gianni Venturi
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
PAESE REALE
di Piermaria Romani