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Come alle feste popolari, come un tempo nelle corti rurali, si mangia in piazza, in strada o comunque nello spazio pubblico, condiviso. Si sta all’aperto, fuori dalle case, dagli angusti muri domestici. E’ proprio questo il sapore autentico della ‘Pizza street’, che da questa sera a domenica riunirà qualche centinaio di persone attorno a tavoli imbanditi sul selciato di via Voltapaletto. Il senso dell’iniziativa va ben oltre la sua dimensione commerciale e intercetta una nuova esigenza. O meglio, un bisogno che ritorna: quello della convivialità diffusa.
Per anni, quelli del ‘trionfo del privato’, del “riflusso moderato”, ci siamo rinchiusi nei nostri appartamenti, protetti – per dirla con Giorgio Gaber – con una serratura Yale che ci preservava da ogni intrusione e ogni contaminazione. Conclusa, non per caso, la fase della rivolta, della contestazione, spente le istanze di partecipazione, sopite le ansie di socialità, cancellata l’idea secondo cui tutto è politica, tutto è sociale, l’individuo si è staccato dal gruppo, dal collettivo. E si è sopito, in una lunga notte in cui il benessere per essere tale andava goduto in salotto.
Ora, fra gli effetti della crisi che ci attanaglia c’è, di positivo, la riscoperta di uno spirito di socialità, di messa in comune. Come i pastori erranti di Leopardi, avvertiamo più chiara la precarietà dell’esistenza e sentiamo la necessità di condividere con altri la nostra sorte. Così, in tante città fioriscono iniziative come questa, che spesso evolvono nel modello delle ‘social street’: che significa in sostanza la riscoperta del buon vicinato, della mutua assistenza, del reciproco sostegno secondo un sano valore di scambio di saperi e di capacità. E dunque, per dirlo in una sola parola, dell’essere solidali.
Ben venga, dunque, questa pizza street, se insieme a mozzarella e pomodoro ci riporta una fettina di smarrita umanità.

Il brano intonato: Giorgio Gaber, C’è solo la strada [clic per ascoltare]

I dettagli dell’iniziativa [clic per leggere]

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Sergio Gessi

Sergio Gessi (direttore responsabile), tentato dalla carriera in magistratura, ha optato per giornalismo e insegnamento (ora Etica della comunicazione a Unife): spara comunque giudizi, ma non sentenzia… A 7 anni già si industriava con la sua Olivetti, da allora non ha più smesso. Professionista dal ’93, ha scritto e diretto troppo: forse ha stancato, ma non è stanco! Ha fondato Ferraraitalia e Siti, quotidiano online dell’Associazione beni italiani patrimonio mondiale Unesco. Con incipiente senile nostalgia ricorda, fra gli altri, Ferrara & Ferrara, lo Spallino, Cambiare, l’Unità, il manifesto, Avvenimenti, la Nuova Venezia, la Cronaca di Verona, Portici, Econerre, Italia 7, Gambero Rosso, Luci della città e tutti i compagni di strada

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Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it

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