Il buon libraio lo sa
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Ci sono posti magici in cui vuoi sempre ritornare, luoghi che ti invitano a entrare e a rimanere. Luoghi dai quali non usciresti mai. Sono, per esempio, quelle piccole e curate librerie, spesso indipendenti, dove trovi una specie quasi estinta: il libraio che legge, quello che consiglia, quello che capisce in cosa ti vuoi immergere, in quale storia ti vuoi perdere, in quale pagina vuoi sognare.
Un legame empatico fra lui e il lettore è fondamentale, se poi sei un frequentatore assiduo di quello spazio quasi utopico e ormai difficile da immaginare (oltre che da trovare), il tuo libraio preferito sa subito dove dirigerti. Spesso in quel piccolo negozio si riuniscono anche gruppi: un momento e uno spazio dove un libro diventa tanti libri, tante letture, tante interpretazioni, tanti scambi e opinioni. Uno stesso volume, mille visioni. Perché ognuno è diverso, unico, originale e con la sua storia, bella o brutta, facile o difficile. Un po’ uno, nessuno e centomila anche qui.
Gli anglofoni convinti e incalliti parlano di book-coaching. Comunque lo si chiami si tratta di entrare in relazione, di dialogare. Quando si va in una libreria si cerca sempre un contatto, una storia che ci faccia sognare o dimenticare, magari capire. Se il libraio è attento, capirà se quello che cerchi è per te o per qualcun altro, potrà consigliarti qualcosa che vada incontro ai tuoi gusti e alle tue riflessioni, potrà aiutarti nel trovare una risposta a un quesito che ti disturba o ti inquieta. Sarà lui, o lei, a capire se alcune pagine potranno arrivare al momento giusto, se potrà guidarti nella ricerca dell’energia di cui hai bisogno. Non è facile sentire, percepire e reperire la connessione fra la persona e ‘il libro giusto’, che si tratti di adulti o bambini. Ma l’intuito di un bravo libraio è quasi magia. Molti libri lasciano qualcosa dentro che può arrivare a qualcuno e non a qualcun altro. Capirlo è un dono. Un buon libraio ce l’ha. Si chiama empatia. Spesso ognuno in un libro ci vede soprattutto quello che sta cercando per sé. Un buon libraio lo sa. Ci si può riunire leggendo pagine che hanno colpito e condividere con un gruppo di lettori attenti e curiosi la lezione o la morale o anche solo la sensazione che alcune parole hanno provocato. Ci si può riunire per capire come stare bene qualche ora solo con parole e pagine fitte, piene di esse, come poter passare una lunga domenica soli con sé stessi e le storie di personaggi in cui ci ritroviamo. Il buon libraio ci rende unici e creativi, ci conduce per mano lungo le viuzze colorate di un mondo fatato fatto di storie. Lui sa qual è la migliore per ciascuno di noi. Io ne ho trovati, di buoni librai.
Buona ricerca, allora!

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Simonetta Sandri
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
PAESE REALE
di Piermaria Romani