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Grazie mille, sig. Kakehashi

Tempo di lettura: 3 minuti

Oggi, 18 aprile, è un giorno assai festoso.
Almeno per me.
Nel 1970 nasceva infatti Roland, il grandioso batterista dei Big Black.
Scherzavo.
Però a metà.
Perché quel giorno, a Osaka – alla prefettura, per l’esattezza – nasceva la gloriosa Roland Corporation.
La storia della Roland Corporation è stranamente interessante e almeno a me fa molto ridere.
Il sig. Ikutaro Kakehashi, messi da parte 33 milioni di ¥, decide di dedicarsi a quello che faceva anche prima: costruire organi elettrici, amplificatori e effetti a pedale.
Il povero sig. Kakehashi infatti era attivo nel campo dal 1960 sotto il nome Ace Electronic Industries.
Un nome che gli portava un po’ sfiga però.
Perchè all’estero veniva storpiato di continuo e più o meno comunemente così: Ass Electronics.
Il sig. Kakehasi decide quindi di fare le cose sul serio e trovare un nome pronunciabilissimo per il mercato estero: Roland.
Per anni è girata la leggenda per la quale si faceva risalire questa scelta alla celebre Chanson de Roland.
Ma invece ciccia, ragazzi.

Brano: “Fists Of Love” dei Big Black
Brano: “Fists Of Love” dei Big Black

Il saggissimo sig. Kakehashi ci dimostra ancora una volta che le scelte migliori spesso sono le più imbecilli: dizionario aperto a caso e via.
In più suonava bene.
Ironia della sorte: dappertutto tranne che in Giappone.
L’anno successivo il sig. Kakehashi decide di buttarsi con più specificità sui pedalini per chitarra e, come insegna bene Karlone, la storia si ripete.
Inizialmente attivo nel settore con il nome MEG (Musical Engineering Group), il sig. Kaakehashi se la vede brutta.
E se la vede brutta per un motivo che francamente mi fa un po’ piangere.
Sembra infatti che “MEG”, essendo anche un nome femminile, avesse poco appeal fra i chitarristi maschi.
Ecco allora un nome perfetto per evocare “potenza e professionalità”: Boss.
Ed ecco allora il successone universale per entrambi i marchi.

Io posso solo parlare bene del sig. Kakehashi.
Il suo celebre distorsore arancione, il DS-1, è stato il mio primo pedalino.
Per colpa di quel pedalino sono finito spesso dentro al mio armadio mentre suonavo tutto il primo disco dei Ramones in cameretta.
Ce l’ho ancora, funziona ancora da dio e me lo porterò sempre nel cuore.
Il DS-1 rimane il distorsore più basic nella storia dei pedalini.
Per un periodo l’hanno venduto anche all’Ipercoop a 50 €: distorsione e feedback per il popolo a prezzo politico.
Per sentirlo all’opera basta mettere un pezzo a caso delle Breeders o dei Nirvana fino al 1992.
Fino al 1992 perché quell’anno il tecnico dei Nirvana sostituì il DS-1 ormai marcio di Cobain con un DS-2, versione successiva che comprende la modalità “Turbo distortion”.
Per sentire all’opera Roland invece basta ascoltare il pezzo di oggi.
Resterete stupiti da Roland.
Come può suonare in quel modo un uomo in carne e ossa?
Semplice, non è un uomo.
È un fantastico homunculus plasmato dalla saggezza del sig. Kakehashi.
Una delle sue creature più amate: Roland TR-606.

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Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

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PAESE REALE
di Piermaria Romani

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)