Avevo compiuto gli anni da pochi giorni. F., un’amica, era in arrivo a casa mia per portarmi il regalo e fare due chiacchiere davanti a un caffè. Dalla finestra, la vidi parcheggiare e scendere dalla macchina, in auto rimase M., il compagno, solo e imbronciato.
“E’ timido e non vuole venire”, mi disse F. un po’ imbarazzata sulla porta. Non commentai, ma la mia faccia evidentemente tradiva ciò che pensavo. F. capì e tornò in macchina per convincerlo. Li vidi discutere, forse litigare. M. finalmente entrò in casa, ci presentammo con una stretta di mano rapida e un mezzo sorriso di circostanza. La moka era pronta, ma M. non volle accomodarsi e non disse una parola costringendo F. alla fretta.
Non ricordo di cosa parlammo in quei pochi minuti, una leggera tensione dominava la nostra conversazione e fui presa da un altro pensiero, capire dov’era finito M.
Mi sembrò, a un certo punto, di non vederlo più, spostai lo sguardo e lo trovai già tra la soglia e l’uscita, posizionato due passi dietro di lei. Se ne andarono quasi subito, niente caffè.
Mi chiesi allora quale posto, nella coppia, vorremmo che un uomo occupasse: dietro seminascosto con il rischio di dimenticarlo? Due passi avanti che poi ci tocca correre? Laterale spalla a spalla? Di fronte in cui possiamo specchiarci? Voi dove lo vorreste? Ma poi, deve essere per forza un posto fisso?
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Riccarda Dalbuoni
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