Come nei film: ‘the day after’ pandemia.
Tempo di lettura: 3 minuti
Forse ci è sfuggito qualcosa nel marasma del fenomeno di una pandemia che eravamo abituati a vedere solo nei film catastrofici, quelli del ‘the day after’ adrenalinico, che accompagnavamo con popcorn, patatine e arachidi, comodamente seduti sui nostri divani di casa.
Anche là arriva l’esercito a organizzare, rassicurare, curare, sostenere con le divise che rappresentano solidità, concretezza, organizzazione, efficienza, accogliendo coloro che ce la fanno a raggiungerli. Hanno anche l’antidoto, nelle scene dei film, un prezioso farmaco risolutivo, quello che dovrebbe salvare l’umanità intera.
C’è sempre anche l’eroe solitario, un civile che si immola per il bene comune, anche a costo della vita, mettendo al primo posto i compagni. E i sopravvissuti: un’accozzaglia di persone di ogni estrazione, razza, appartenenza religiosa, che dovranno organizzarsi per una nuova vita, un nuovo assetto sociale, nuove forme di sopravvivenza, attorniati dalle macerie di una guerra nucleare, piuttosto che un virus letale che ha raggiunto ogni angolo di mondo. Ma ci sono anche le gang allo sbando, quelli che speculano sul momento esercitando la violenza: i branchi dei disperati prepotenti decisi ad accaparrarsi ad ogni costo ciò che rimane.
Abbiamo guardato questi film col fiato sospeso identificandoci, stigmatizzando, assolvendo, accusando, odiando ed amando, sicuri che non sarebbe mai toccata a noi, nemmeno nella più pessimistica delle ipotesi. L’evento pandemia è diventata la nostra realtà quotidiana, anche ora che entriamo nell’estate con il caldo, la voglia di vivere in libertà, i lidi aperti, la montagna in attesa.
C’è un turismo da rilanciare, ci sono aziende da riaprire e riportare a pieno regime, un’agricoltura che rappresenta un comparto da valorizzare appieno, aspettative e proiezioni piene di buone intenzioni. Ma forse ci è sfuggito qualcosa: scuola e salute, i due temi imprescindibili, irrinunciabili, strategici per poter ricominciare davvero.
C’è necessità di cultura, una vera cultura proiettata verso un futuro, che formi le nuove generazioni e rafforzi quelle meno giovani, forgiando, formando, preparando agli scenari del domani sugli strumenti necessari per vivere e vivere qualitativamente meglio.
C’è bisogno di investire nella scuola, nella formazione, nel sapere e nel conoscere perché rinunciando a questo, privilegiando altre priorità o pseudo tali, si rinuncia al domani. Lo dobbiamo ai giovani, a tutti coloro che dovranno farsi carico di ciò che sarà.
Altro tema focale è la salute, dovremmo averlo appreso forzatamente. In realtà stiamo vivendo nelle contraddizioni, affermazioni e smentite che generano incertezza e sfiducia, assistendo a un dibattito senza fine, che tiene impegnati i media, ma genera caos. La salute è il punto di partenza che meriterebbe la più profonda considerazione, attenzione e investimento. Riferimenti chiari, disposizioni uniformi e univoche, assunzione di responsabilità decisionale ed equilibrio tra emotività di massa e razionalità politica dovrebbero guidare su questo tema.
Non basteranno più letti in terapia intensiva, più strumenti diagnostici e terapeutici, big data condivisi, telemedicina, più capitale umano e prevenzione più puntuale: occorre una cultura della salute più consapevole e diffusa, affinchè la responsabilità parta dal singolo individuo attraverso nuovi stili di vita, informazione, conoscenza e consapevolezza individuale, prima ancora di arrivare alla responsabilità collettiva. Scuola e salute saranno necessariamente le due grandi sfide che ci attendono e chiederanno di non lesinare sforzi, risorse finanziarie e grande attenzione.

Sostieni periscopio!
Liliana Cerqueni
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
PAESE REALE
di Piermaria Romani