ACCORDI
Bye Bye Byrdie.
Il brano di oggi…
Oggi, 17 novembre, mentre si parla ovunque di aerei, decido di prendermi il tempo per ricordare uno che aveva paura di volare.
Anche se era in un gruppo che si chiamava Byrds.
Il 17 novembre 1944 infatti nasceva Gene Clark a.k.a. colui che tutti ricordano come faccia-dei-primi-Byrds.

Quelli immediatamente precedenti a Eight Miles High, a McGuinn che fa su e giù per il manico, Crosby sempre più asimmetrico e tutto il casino che sarebbe arrivato di lì a poco coi byrds che a poco a poco diventano dei galletty.
Galletty che alla fine causarono un’implosione interna della band con Crosby che se ne va a suonare con le altre lettere -SN&Y, Gram Parsons che entra e un sacco di altre storie..
Ma prima di tutto succede quello: Gene Clark molla perché ha paura di volare.
E la cosa che mi ha sempre lasciato un po’ così è che prima di uscire firma insieme a McGuinn e Crosby proprio quel pezzo, Eight Miles High.
Canzone che sarebbe diventata subito un inno all fattanza ma che in realtà nacque semplicemente guardando fuori dal finestrino di un aereo durante un tour in Gran Bretagna.
Dopo aver mollato, Clark registrerà un sacco di dischi sia da solo che insieme ad altri.
Tornerà anche brevemente nei Byrds ma la sua vita purtroppo si incasinerà.
Nel 2013 è uscito anche un documentario su di lui intitolato The Byrd Who Flew Alone che purtroppo non sono riuscito ancora a beccare.
Nel frattempo lo ricorderei con uno dei miei pezzi preferiti non solo sui ma proprio in assoluto.
Io ucciderei per scrivere un pezzo così, mai capito perché l’han lasciata fuori dal disco.
Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.
Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3
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PAESE REALE
di Piermaria Romani
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)