8 marzo, la nota di Aldo Modonesi
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Da: Aldo Modonesi
Non posso cavarmela con una mimosa e un telegrafico ‘auguri’ o qualche frase di circostanza. Oggi sono in discussione quelli che consideravamo punti fermi dai quali dovremmo muovere solo in avanti. Sento l’urgenza di riflettere perché il futuro sia accogliente per tutti, perché i diritti non debbano essere per le donne o per gli uomini, ma siano un bene comune da coltivare per un benessere collettivo.
Il disegno di legge Pillon è un assalto alle famiglie costruite sul rispetto reciproco. Non c’è nulla che possa essere corretto o aggiustato dove donne e bambini non sono considerati al pari degli uomini per diritti e capacità di autodeterminazione.
Contro un’idea arcaica del ruolo della donna – ben descritta dai giovani supporter della Lega e di Salvini – dobbiamo sentire tutti la responsabilità di mobilitarci. Lo chiedo ai Ferraresi, lo chiedo a chiunque ricopra un ruolo nelle istituzioni fino al Parlamento.
Bisogna avere rispetto di chi ogni giorno è in prima linea per sostenere donne e minori in difficoltà. A Ferrara questo funziona bene grazie alla politica di sussidiarietà che il comune porta avanti insieme alle associazioni. Associazioni alle quali vanno dati spazi e sostegno attivo per portare avanti progetti utili e di valore, condivisi a più livelli per riuscire a fare di più e meglio. Gruppi che propongono iniziative per promuovere la cultura dei diritti e della parità. Penso alla Biennale Donna, alla Biblioteca di genere in via Terranuova e al lavoro del gruppo Salute Donna.
Più forza va data anche al settore pubblico che coordina le attività socio-sanitarie rivolte a giovani e donne. Non è più tollerabile che la legge 194 non sia applicata in ogni sua parte. Anche per questo penso che i consultori debbano essere rafforzati e le prestazioni che offrono divulgate con più convinzione tra la cittadinanza. Abbiamo un ospedale che da tempo vede riconoscersi 3 bollini rosa per l’impegno profuso sul fronte della promozione della medicina di genere.
La politica deve valorizzare la preparazione e le competenze femminili: senza di esse non avremmo raggiunto risultati positivi a Ferrara rispetto ai temi che ho citato e senza di esse non potremmo progredire. Una squadra fatta solo o quasi di uomini può lavorare solo o quasi per gli uomini. Ho visto una coalizione schierata con una unica presenza femminile ridotta all’angolo, ho visto candidati sindaco protagonisti solitari della propria narrazione politica. Nei fatti, non mi appartiene nulla di tutto questo.

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Riceviamo e pubblichiamo
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
PAESE REALE
di Piermaria Romani